sabato 16 aprile 2011

OCCHI DI PESCE


Quando scesi al piano di sotto per scaldarmi al fuoco del camino, scoprii che non ero l’unica ad avere freddo: sulla mensola del focolare, adagiato su di un piatto, un blocco di quattro merluzzi di media grandezza cercava di scongelarsi.
I pesci avevano le teste rivolte nella mia direzione e, osservandoli con attenzione, mi resi conto che avevano sguardi e espressioni diverse l’uno dall’altro.
Il primo merluzzo aveva gli occhi e la bocca talmente spalancati da sembrare sbalordito, bloccato in uno stupore improvviso, come se avesse visto chissà quale meraviglia prima di rimanere impigliato nelle reti e stesse esclamando: “Oooooh!”
La bocca serrata e gli occhi strabuzzati davano invece al secondo pesce quell’espressione tipica di chi gli è appena andato qualcosa di traverso e, se Dio vuole, è sul punto di espellerlo con un provvidenziale colpo di tosse.
Per paura che potesse succedere, mi sono subito scostata dalla sua direttrice, concentrandomi sul suo vicino di ghiaccio.
Quest’ultimo sembrava sul punto di lasciare il piatto su cui era disteso e partire per una qualche destinazione sconosciuta da un momento all’altro. Tutto in lui infatti, dalle pinne pinne tese alle branchie completamente dilatate, fino ai tratti concentrati del volto, ricordava l’aspetto, o meglio, l’assetto che ha un aeroplano quando inizia a far manovra sulla pista per decollare e prendere quota. Chissà dove avrebbe voluto andare!
L’ultimo merluzzo, beh, lui era quello messo peggio di tutti. La mandibola inferiore era tranciata, gli mancava un occhio e l’unico che aveva era gelatinoso, vacuo, perso. Doveva essere quello che aveva lottato di più, che aveva opposto più resistenza degli altri e aveva voluto vendere cara la pelle o, forse, più semplicemente, quello meno fresco dei quattro, come più tardi ebbe modo di osservare mia madre sistemandolo sulla griglia.
Naturalmente a pranzo, quel giorno, non mangiai pesce e optai per le uova sode. Intere però, perché divise a metà mi ricordavano certi occhi di pesce.